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Il 25 aprile appartiene a chi resiste all’oppressione, non a chi la incarna

Il 25 aprile, giorno della commemorazione della liberazione dell’Italia dall’occupazione della Germania nazista; è al centro di una disputa: la presenza della Brigata Ebraica alla manifestazione. Oggi, questa presenza non viene più associata a un’unità militare che liberò l’Italia, ma a una nazione che sta conducendo un “offensiva” che ha superato ogni limite umano.



l fulcro della critica antisionista denuncia l'incoerenza brutale del presente: esiste un paradosso intollerabile nel manifestare contro l'occupazione nazi-fascista sventolando gli stessi simboli di un esercito che sta commettendo un genocidio di massa e indicibili crimini contro l’umanità. Mentre l’Italia ricorda il valore della libertà, l'esercito israeliano esporta morte e terrore in tutto il Medio Oriente. L’esercito Israeliano commette atrocità ovunque la dottrina della supremazia loro supremazia militare decida di colpire. Dai bombardamenti indiscriminati sui civili, alle torture documentate all’interno dei centri di detenzione.


Per i movimenti pro-Palestina e per chiunque rifiuti la logica dell'oppressione, quella bandiera ha cambiato significato: non evoca più il coraggio dei partigiani, ma il peso dei carri armati che schiacciano un popolo ridotto alla fame e allo stremo. Allontanare i manifestanti Ebrei dalle piazze non è un segnale di “antisemitismo”, ma una pretesa di coerenza: non si può onorare la fine del fascismo e contemporaneamente tollerare i simboli di un'ideologia coloniale e razzista che sottomette brutalmente i popoli di una regione.


Accettare la Brigata nei cortei equivarrebbe a cedere al "memory-washing", permettendo che il prestigio della lotta al nazismo venga usato per normalizzare un presente fatto di quartieri rasi al suolo, ospedali bombardati e migliaia di bambini uccisi. Il 25 aprile appartiene a chi resiste all'oppressore, non a chi lo incarna. Contestare quella presenza è un atto di resistenza moderna, un rifiuto categorico di celebrare la libertà tra i nostri confini mentre si legittima una delle oppressioni più feroci e sanguinarie del nostro secolo.

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