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Si può costruire nella realtà uno Star Destroyer?

Vi siete mai chiesti se fosse possibile costruire uno Star Destroyer con la nostra tecnologia attuale? La risposta breve è: no, ma se scendiamo nei dettagli, scopriamo che siamo più vicini di quanto sembri ma a patto di scendere a grossi compromessi.


Il Venator-class Star Destroyer è una delle navi più iconiche delle Guerre dei Cloni. Lungo 1.137 metri, fungeva da incrociatore pesante e portaerei. Poteva imbarcare un massimo di 7400 soldati clone e circa 500 piloti, poteva trasportare fino a 420 caccia caccia stellari, solitamente ARC-170, V-Wing e Eta-2; circa 40 cannoniere LAAT e 25 mezzi da combattimento terrestre come AT-TE, AT-RT e AT-TO. Inoltre la nave era alimentata da 2 motori principali a ioni DBY-827 a Iperguida e da 4 motori secondari, sempre a ioni. Come armamenti disponeva di 8 cannoni turbolaser pesanti e 2 cannoni laser a lunga gittata; disponeva inoltre di 52 cannoni laser difensivi anti-caccia e 4 lanciamissili torpedo e di uno scudo deflettore avanzato per proteggere lo scafo da attacchi diretti.


Cosa possiamo fare oggi?

purtroppo al giorno d'oggi non disponiamo delle tecnologie adatte per creare una nave uguale con le stesse caratteristiche, alcune molto difficili da riprodurre come i cannoni turbolaser, un generatore di gravità e dei propulsori a ioni alimentati da Coassio; ma se eliminiamo queste caratteristiche allora potrebbe risultare fattibile.

Inoltre c'è da considerare che realizzare una nave cosi grande richiederebbe enormi investimenti, pensate che secondo uno studio del 2016 costruire uno star destroyer richiederebbe circa 630 miliardi di dollari, per fortuna rientra nel nostro budget considerando che nel 2023 gli USA hanno speso 900 miliardi di dollari per spese militari


2. Struttura e Materiali

L'acciaio inossidabile è troppo pesante. Per un Venator reale useremmo leghe di alluminio-litio, come nei serbatoi SpaceX, o materiali compositi in carbonio. Per la protezione dai micrometeoriti, non avendo scudi energetici, dovremmo usare lo Scudo di Whipple: strati multipli di metallo distanziati che frammentano l'impatto prima che tocchi lo scafo principale.


3. Propulsione

I motori a ioni esistono già, ma hanno una spinta minuscola, ideale per piccoli satelliti. Per muovere milioni di tonnellate servirebbe la Propulsione Nucleare Termica (NTP) o, ancora meglio, la Propulsione Nucleare a Impulsi, il progetto Orion, che usa micro-esplosioni atomiche per spingere la nave. Ma quindi quanto saremo veloci? Potremmo arrivare su Marte in pochi mesi, ma dimentichiamoci l'iperspazio.


4. Armamento

I turbolaser non esistono, ma i laser a stato solido della Marina USA sì, vengono usati principalmente per abbattere droni. Per l'attacco pesante, le Railgun, dei cannoni elettromagnetici, sono perfette: sparano proiettili a Mach 7. Il problema è l'usura dei binari e l'energia immensa richiesta.


Le sfide insormontabili per ora sarebbero:


Gravità Artificiale: Non esistono generatori di gravità. Senza di essi, l'equipaggio perderebbe massa muscolare in pochi mesi.


Gestione del Calore: Nello spazio una nave con reattori nucleari e migliaia di persone "friggerebbe" in pochi minuti. Per il raffreddamento servirebbero enormi pannelli a metallo liquido: sodio o ammoniaca.


Cantiere Orbitale: Non si può lanciare uno stato destroyer dalla Terra poiché si spezzerebbe sotto il suo peso. Dovremmo estrarre i materiali dagli asteroidi o dalla Luna per costruirlo direttamente in orbita, o in alternativa trasportare i materiali dalla terra ma con dei costi esorbitanti.


Ma ne varrebbe davvero la pena?

Sotto il profilo strategico attuale, la risposta è un no. Sebbene la nostra tecnologia permetta di progettarne una versione semplificata, un Venator sarebbe oggi un "gigante dai piedi d'argilla". Sarebbe troppo costoso da costruire, impossibile da nascondere ai sensori nemici e paradossalmente vulnerabile: un singolo missile economico potrebbe distruggere un investimento da trilioni di dollari.

Nella guerra spaziale moderna, una flotta di piccoli droni automatizzati e invisibili sarebbe infinitamente più efficace di una singola nave colossale. Lo Star Destroyer rimane quindi un capolavoro d'ingegneria teorica e un sogno per ogni appassionato, ma finché non diventeremo una civiltà multi-planetaria con risorse quasi illimitate, la sua casa resterà quella dove è nato: il grande schermo.


Gravità Artificiale: Non esistono generatori di gravità. Senza di essi, l'equipaggio perderebbe massa muscolare in pochi mesi.


Gestione del Calore: Nello spazio una nave con reattori nucleari e migliaia di persone "friggerebbe" in pochi minuti. Per il raffreddamento servirebbero enormi pannelli a metallo liquido: sodio o ammoniaca.


Cantiere Orbitale: Non si può lanciare uno stato destroyer dalla Terra poiché si spezzerebbe sotto il suo peso. Dovremmo estrarre i materiali dagli asteroidi o dalla Luna per costruirlo direttamente in orbita, o in alternativa trasportare i materiali dalla terra ma con dei costi esorbitanti.


Ma ne varrebbe davvero la pena?

Sotto il profilo strategico attuale, la risposta è un no. Sebbene la nostra tecnologia permetta di progettarne una versione semplificata, un Venator sarebbe oggi un "gigante dai piedi d'argilla". Sarebbe troppo costoso da costruire, impossibile da nascondere ai sensori nemici e paradossalmente vulnerabile: un singolo missile economico potrebbe distruggere un investimento da trilioni di dollari.

Nella guerra spaziale moderna, una flotta di piccoli droni automatizzati e invisibili sarebbe infinitamente più efficace di una singola nave colossale. Lo Star Destroyer rimane quindi un capolavoro d'ingegneria teorica e un sogno per ogni appassionato, ma finché non diventeremo una civiltà multi-planetaria con risorse quasi illimitate, la sua casa resterà quella dove è nato: il grande schermo.

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